
Atterrare in una città sconosciuta con due valigie e mille aspettative è un momento che segna un prima e un dopo nella vita di uno studente. É così che inizia, per molti ragazzi, l’esperienza Erasmus: un vero e proprio salto nel vuoto, fatto di entusiasmo, paura e scoperta. Tuttavia, non si tratta solo di feste, viaggi e nuove amicizie. L’Erasmus è anche burocrazia, momenti di solitudine e difficoltà quotidiane. Ed è proprio qui che si nasconde il suo vero valore. Dunque, che cosa significa davvero partire per l’Erasmus? É solo un periodo di studio all’estero o qualcosa di più profondo? Per molti studenti questa esperienza rappresenta un punto di svolta personale prima ancora che accademico.
di Sara Terazzi e Marianna Fantolino
Perché scegliere l’Erasmus?
L’Erasmus è un intenso percorso di crescita personale, che inizialmente può sembrare destabilizzante o azzardato, ma con il senno di poi non può che rivelarsi una meravigliosa esperienza fatta di risate, viaggi, amicizie e tanta voglia di vivere e scoprire il mondo. Secondo il sito ufficiale Erasmus+, il programma è sinonimo di inclusività e di formazione di alta qualità, ma anche di possibilità di insegnamento ed esperienze di lavoro o di volontariato. Erasmus+ è per tutte le età, per una partecipazione attiva alla società democratica, una reale comprensione interculturale, anche grazie allo studio delle lingue, e l’apertura ed evoluzione verso il mondo del lavoro.
Innanzitutto è importante sottolineare come vivere lontano da casa per la prima volta significhi imparare a gestire ogni aspetto della propria quotidianità, dalle piccole responsabilità alle sfide più impreviste. É un’avventura che insegna a cavarsela da soli, a prendere decisioni in maniera autonoma e a gestire gli imprevisti. In secondo luogo, l’Erasmus è sinonimo di incontro tra culture diverse: confrontarsi ogni giorno con persone provenienti da Paesi diversi permette di mettere in discussione le proprie abitudini e ampliare il proprio modo di vedere il mondo. Stringere amicizie con persone appartenenti ad altre culture consente di interfacciarsi ad usi e costumi diversi, abitudini culinarie particolari e usanze differenti dalle proprie. Si tratta di una preziosissima occasione di aprire la mente, arricchendola con nuove conoscenze e abbattendo qualsiasi forma di pregiudizio. In questo contesto è importante dedicare un momento anche alla questione linguistica: infatti, imparare una lingua straniera all’estero significa viverla ogni giorno, scoprendone tutte le sfaccettature e andando ben oltre i libri e le lezioni universitarie. In Erasmus è possibile sviluppare una comunicazione reale e non scolastica, questo perché si è costantemente a contatto con le persone locali, che non sempre utilizzano un linguaggio formale e del tutto corretto, ma spesso prediligono dialetti o forme più semplici e colloquiali della lingua, che non potrebbero essere scoperte durante una semplice lezione universitaria.
Nonostante questi aspetti positivi, è essenziale essere realisti e dire che l’Erasmus non è sempre una situazione idilliaca. Per alcuni può essere la prima esperienza di vita fuori casa, lontano dalla famiglia e ci si può trovare davanti ad un momento di paura iniziale, come è stato per noi, che deve essere seguito, però, da un momento di adattamento, che lascerà degli insegnamenti preziosi e fortemente formativi. In sintesi, questa esperienza costringe ad uscire dalla propria comfort zone, trasformando ogni difficoltà in un’occasione di crescita personale.
Una testimonianza diretta e concreta: la nostra esperienza
Il nostro Erasmus ha avuto una durata di 6 mesi: Settembre 2025 – Febbraio 2026 e si è svolto a Cόrdoba, in Andalusia (Spagna). All’inizio della nostra esperienza, abbiamo incontrato alcune difficoltà nell’adattarci al nuovo contesto, soprattutto a causa delle abitudini quotidiane diverse rispetto a quelle italiane. Un aspetto che ci ha colpito particolarmente è stato l’orario dei pasti: in Spagna si pranza intorno alle 15 e si cena verso le 22, ritmi molto lontani da quelli a cui eravamo abituate. Un’altra particolarità è la chiusura di negozi di qualsiasi tipo, anche supermercati, alla domenica e al lunedì; i primi giorni, appena arrivate, avevamo urgentemente bisogno di fare la spesa, scoprimmo appunto che ogni supermercato era chiuso e perciò abbiamo raggiunto l’unico ipermercato aperto che si trovava fuori città. Anche la fase legata alla burocrazia, iniziata ancora prima della partenza, non è stata semplice: tra consegna di moduli, documentazioni e pratiche amministrative il processo si è rivelato lungo, ma allo stesso tempo scorrevole, e una volta arrivate a Cόrdoba si è concluso nel giro di due settimane. Inoltre, uno degli aspetti più difficili è stato trovarci così lontane da casa: nei primi giorni abbiamo avvertito una forte sensazione di spaesamento, come se il luogo in cui ci trovavamo non fosse davvero “casa”, e questo ha reso più complicato l’adattamento. In questi momenti di difficoltà siamo state di supporto l’una per l’altra e abbiamo imparato molto: avere pazienza, godersi ogni istante, riuscire a offrire e chiedere aiuto, essere fiduciosi del proprio percorso (anche se a volte può sembrare più difficile del previsto) e soprattutto imparare a riconoscere i propri traguardi.
Un momento di svolta è arrivato quando abbiamo iniziato a viaggiare in diverse città dell’Andalusia e abbiamo conosciuto altri studenti Erasmus, soprattutto italiani, con cui abbiamo subito legato. In seguito abbiamo iniziato a organizzare uscite e a vederci spesso, condividendo molto tempo insieme e creando nuove amicizie. Anche l’università ha avuto un ruolo importante in questo percorso: abbiamo organizzato gruppi di studio insieme a una nostra compagna di corso italiana, che ha facilitato il nostro inserimento e reso più semplice affrontare il percorso accademico. Riguardo l’aspetto linguistico, inizialmente non è stato semplice comprendere tutto e riuscire ad esprimerci con sicurezza. Nonostante il nostro livello di spagnolo fosse già abbastanza alto, conversare in maniera quotidiana in un paese ispanofono può effettivamente risultare impegnativo e diverso dalle nostre aspettative. Tuttavia, col tempo e grazie anche alla pratica quotidiana, alle lezioni e al confronto con persone, studenti, professori, autoctoni, abbiamo acquisito maggiore sicurezza, migliorando progressivamente le nostre capacità comunicative.
In definitiva, per noi l’esperienza Erasmus è stata fondamentale per la nostra crescita personale ed è stata accompagnata da un profondo sviluppo delle capacità di adattamento, di spirito di iniziativa e di competenze linguistiche, permettendoci di sentirci sempre più a nostro agio e di trasformare un luogo inizialmente estraneo in una seconda casa.
I benefici concreti dell’Erasmus per il futuro
Oltre alla dimensione personale, l’Erasmus rappresenta anche un investimento concreto per il futuro, capace di offrire vantaggi tangibili sia in ambito accademico che professionale. Vivere all’estero ci permette di sviluppare competenze trasversali fondamentali, come la capacità di adattamento, l’autonomia, lo spirito di iniziativa e la gestione di difficoltà in contesti nuovi; di fatto è l’esperienza sempre più apprezzata all’interno del CV. Inoltre, in un mondo sempre più globalizzato, molte aziende ricercano profili internazionali e aver vissuto all’estero sicuramente consente di sviluppare soft skills come problem solving, gestione dello stress, autonomia e comunicazione, difficilmente acquisibili in maniera così diretta e personale in altri contesti. E’ importante anche evidenziare come il confronto con culture diverse contribuisca ad una maggiore apertura mentale, rendendoci più aperti e flessibili. Un altro beneficio concreto è la lingua: l’uso quotidiano ci consente di migliorare notevolmente le competenze linguistiche, un aspetto sempre più richiesto nel mondo del lavoro. Anche dal punto di vista accademico e professionale l’Erasmus costituisce un arricchimento per il nostro percorso, offrendo nuove prospettive di studio e aumentando la competitività all’interno del mercato, dimostrando intraprendenza, iniziativa e capacità di lavorare in ambienti internazionali.
Non è soltanto un’esperienza di studio
In conclusione, l’esperienza Erasmus si rivela molto più di un semplice periodo di studio all’estero: è un percorso completo di crescita personale, culturale e professionale che lascia un segno profondo e duraturo. Come sottolineato anche dalla pagina web ufficiale Erasmus+, si tratta di un programma che promuove inclusività, formazione di qualità, mobilità internazionale e apertura interculturale, elementi che trovano piena conferma nell’esperienza vissuta. Attraverso le difficoltà iniziali, i momenti di adattamento e le sfide quotidiane, abbiamo imparato a gestire l’insicurezza, a sviluppare autonomia e a confrontarci con situazioni nuove e spesso impreviste, trasformando ogni ostacolo in un’opportunità di crescita. Allo stesso modo, le esperienze condivise con altri studenti internazionali, i viaggi, la vita quotidiana e il supporto reciproco hanno contribuito a creare legami significativi e a rafforzare il nostro spirito di adattamento. Anche dal punto di vista linguistico e accademico, il miglioramento è stato evidente e costante, grazie all’immersione totale nella realtà locale e al contatto continuo con persone di culture diverse. Tutto questo ha reso possibile non solo un arricchimento del nostro percorso di studi, ma anche lo sviluppo di competenze trasversali fondamentali per il futuro, come la comunicazione interculturale, la flessibilità e la capacità di lavorare in contesti internazionali. In definitiva, l’Erasmus ci ha permesso di crescere sotto ogni punto di vista, accompagnandoci in un processo di trasformazione che ci ha portate da essere studentesse a vere e proprie cittadine del mondo, più consapevoli, aperte mentalmente e pronte ad affrontare il futuro.



