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5 giugno 2026

La CarMen, che fuma e lavora, ma non è una donna

La CarMen, che fuma e lavora, ma non è una donna

Un libro di quasi 500 pagine può far intimidire, specie se dalla penna di Wu Ming, quindi storico, radicale, immersivo, sperimentale. Anonimo, unico. La presentazione del libro Mensaleri, tenutasi il 27/02/2026 a Barberino di Mugello, mi ha dato coraggio. 

di Salvina Shtogaj

Assistere alla presentazione di Mensaleri (Einaudi Stile Libero, 2025) e ascoltare l’intervista condotta da Simona Baldanzi, mi ha donato la chiave di lettura per questo romanzo, che altrimenti non avrei saputo come gestire. L’evento è stato impreziosito dalle letture di Marco Manfredi e la proiezione del documentario Macchina continua (2025) di Ruben Gagliardini, che parla della storia e, purtroppo, della fine della cartiera Fabriano. 

Se non conosci Wu Ming 2, male. Perché significa che non conosci neanche il collettivo Wu Ming. Il loro nome, tradotto in cinese, può significare “senza nome” (无名) o “cinque nomi” (五名). L’espressione è stata scelta “come gesto di solidarietà con chi lotta per la libertà d’espressione e come rifiuto consapevole delle logiche che trasformano lo scrittore in una figura da idolatrare”. La loro prima pubblicazione, quando ancora si chiamavano Luther Blissett, risale al 1999, con una lettera per titolo: Q, libro che ho provato a leggere svariate volte a 16 anni, poiché non abituata a romanzi di quel calibro. Un libro che ho ripreso definitivamente a 19 e che, a quasi 22, ho portato alla presentazione e che mi sono fatta firmare. Ma… una cosa alla volta. 

Noi studenti di mediazione linguistica dovremmo essere abituati a creare glossari, no? Ecco dunque il glossario di Mensaleri, senza però alcuna traduzione: malocchio (figurato e letterale), isola, farfalle/falene, latte (divino e di vino), tempo, fabbrica, (Ma)donna, tarocchi, balie, insetti (da leccarsi i baffi), teatro, statue. 

Ora possiamo iniziare. La Carmen – che fuma e lavora, ma non è una donna, ma neanche la Madonna là sopra – è una cartiera. 

Prima parola d’ordine: neologismi

Premessa: non menzionerò la trama del libro né farò riferimenti ai personaggi – dirò solo che Mensaleri è il nome del villaggio operaio – ma spero che dalle mie parole si evinca che genere di storia si tratti, di quali temi parli, quale sia l’opinione collettiva dei protagonisti, quindi dell’autore, quindi la mia. Chiusa parentesi.

Nonostante ‘Carmen’ sia un nome proprio già esistente, qui nasce come neologismo, o meglio, si tratta di un acronimo che deriva da Cartiera Mensa. ‘Mensaleri’ stesso nasce dall’unione di due parole: Mensa, il cognome della famiglia, Leri, il nome del fiume del villaggio. Altre parole mensaleresi:  ‘mezalus’ (mezza luce, per via del mal occhio); ‘fiom’ (fiume); ‘Odriébbur’ (Audrey Hepburn); ‘fo-Menta’ e ‘princi-Pesca’ (liquidi indefiniti); ‘Scleri’ che sta per Spazio Creativo Leri. O ancora, il ‘benocchio’ contro il malocchio; il ‘partecipacolo’ un tipo di spettacolo; il ‘plustempo’ contro il plusvalore. 

Metto in chiaro che questi sono nient’altro che simpatici espedienti stilistici, lo scopo di leggere Mensaleri non è certo quello di imparare una nuova lingua. 

Neologismi, ossimori…

Quando menzionavo le “quasi 500 pagine” non intendevo che la difficoltà nel leggere il libro consistesse nelle dimensioni (e basta). Basti pensare ai salti temporali e ai personaggi secondari, ai nomi anagrafici e ai nomi soprannomi, tra italiano italiano e italiano dialetto, tra vittime e innocenti e spie e impostori, tra «le masse che fanno e gli individui che fanno fare», tra «una sigaretta e una boccata d’aria. Sempre meglio di un caffè decaffeinato». Come sbloccare i livelli di un gioco. 
Per capire meglio di che ossimori sto parlando, di seguito riporto parte di un’intervista condotta da Giovani Reporter.

Come può convivere la ‘sfida’ del sacro con la dimensione del lavoro e della produzione? C’è ancora spazio per un culto sacro, religioso, anche magico, se vogliamo, o è stato sostituito dal culto del lavoro?

“Wu Ming 2: mi verrebbe da dire che il culto del capitalismo ha sostituito molti altri culti. La differenza è che il capitalismo non si propone come religione; anzi, cerca di mascherare i suoi aspetti più  irrazionali, i suoi dogmi indiscutibili, le sue stregonerie. La stessa trasformazione del mercato in una sorta di seconda natura, che regola tutto e alla quale tutto si deve sottomettere, è un trucco di sapore metafisico.
Il mercato diventa una divinità da venerare. Eppure il capitalismo non lo ammette, e si presenta come basato su una scienza, fondata sui numeri, quantitativa, quindi esatta, ovvero l’economia.
La dimensione sacra del capitalismo risiede nella sua tendenza all’astrazione: trasforma gli individui in forza lavoro, i luoghi in supporti dove costruire edifici, l’attività umana in lavoro. La scienza aspira allo stesso potere, ed è, in questo, un’alleata del capitalismo. Insieme funzionano come una magia, in cui la dimensione vitale dell’uomo e dell’ambiente viene accantonata e cancellata.
A me interessava, però, creare un binomio fantastico, come lo chiamerebbe Gianni Rodari: mettere insieme, cioè, due cose che non siamo abituati ad associare, ovvero fabbrica e spiritualità, lotta di classe e religione.
Per farlo, ho lavorato, da un lato, sul bisogno del capitalismo di produrre risposte: quando non le trova nella sua ideologia, nella sua scienza – nell’economia, appunto –, dove le va a cercare? Cala la maschera e si affida all’irrazionale, che nel romanzo è rappresentato dai tarocchi di un cartomante. Non a caso, il web è popolato di svariati siti di astrologia finanziaria e i discorsi di miliardari come Elon Musk o Peter Thiel somigliano a sermoni da guru fai-da-te, più che a piani industriali”.


Un perfetto esempio di questo binomio contraddittorio che ripercorre tutta la storia è la menzione di un certo “san Quattrino, patrono del denaro.”

Un romanzo storico ma non per davvero

In effetti, la storia parte dal Trecento, attraversa l’Ottocento e arriva al presente (il 1995). Ma, dopo aver letto una storia ambientata nell’Ottocento, ho appreso qualcosa su quel periodo storico? Dopo aver letto la storia di una cartiera ho capito come funziona una? Dopo aver letto la storia del villaggio di Mensaleri ho scoperto di più su Mensaleri? Mensaleri non esiste neanche. E sapere che è stata ispirata da un luogo geografico reale non mi serve a scoprire qualcosa su tale luogo. Non è quello il punto. Q è ambientato nel Cinquecento, ad esempio. Non chiedetemi cosa mi ricordi del Cinquecento in Europa, a parte una vaga idea di 95 tesi.

Per redigere questo articolo non mi sono servita tanto delle annotazioni che ho scritto ai margini, a mio parere inconsistenti.
Ho tratto le mie conclusioni a libro chiuso. Dalle annotazioni però si può capire se il libro mi sia piaciuto o meno, se mi abbia fatto divertire o meno, se l’abbia capito o meno. Sì. Sì. Sì e meno. Ah, e anche che un certo Giorgio mi stia antipatico, vedi pag. 428 (“Giorgio hai rotto”).

Concludo così: 

E così: 

 «La gente vuole abitare in uno spot. A costo di essere il prodotto che si vende.»

(ho perso la pagina)

Fonti 

https://www.wumingfoundation.com/giap/ (I loro libri sono scaricabili sul sito)

https://martagrima.substack.com/p/wu-ming-un-collettivo-di-scrittori

https://martagrima.substack.com/p/wu-ming-un-collettivo-di-scrittori

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