
Pistoia nel 2026 si candida ad essere una città dal forte colore contemporaneo. Sono numerose, infatti, le mostre e i convegni dedicati ad artisti che hanno fatto grande il Novecento. Basta girare per la città e si può ammirare, passando dalla splendida e grande Piazza del Duomo medievale, l’opera di Gianni Ruffi ‘La luna nel pozzo’. Nella più piccola piazza di origine longobarda detta ‘Degli ortaggi’ troviamo invece l’interessante scultura di Roberto Barni ‘Giro del Sole’, in cui tre giovani, in partenza da da un
unico centro sembrano dirigersi verso punti diversi con gli occhi bendati.
Ettore Sottsass in mostra a Pistoia
Dal 7 marzo al 26 luglio 2026 Palazzo Buontalenti di Pistoia ospita “Io sono un architetto. Ettore Sottsass”, una retrospettiva ampia e ordinata con 1400 opere, e che attraversa trent’anni di lavoro tra disegno, ceramica, fotografia, arredo e progetto industriale. La mostra su Ettore Sottsass a Pistoia sceglie un taglio di studio, insiste sul rapporto con la Toscana e rimette al centro il design come forma di lettura critica del presente.
Una mostra che rimette in sequenza un percorso complesso
La mostra dedicata a Ettore Sottsass a Pistoia prende in esame il periodo compreso tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni Settanta. A Palazzo Buontalenti sono riunite oltre 1.400 opere tra disegni, oggetti, fotografie e materiali documentari, con l’obiettivo di restituire continuità a una ricerca che ha attraversato linguaggi diversi senza mai separare progetto, cultura visiva e trasformazioni sociali. La curatela è affidata a Enrico Morteo. Il titolo della retrospettiva non serve a fissare Sottsass dentro una definizione professionale, ma a chiarire il punto di vista da cui il suo lavoro viene riletto.
L’esposizione evita la formula della semplice antologia di pezzi celebri e prova invece a mostrare come, per Sottsass, l’architettura fosse un modo di pensare il rapporto tra persone, oggetti, spazio e sistemi di vita. In questa chiave, la mostra assume il profilo di una ricognizione critica più che celebrativa.
Il legame con la Toscana come asse del racconto
Uno dei nuclei più rilevanti della mostra riguarda il rapporto di Sottsass con la Toscana, presentato non come nota laterale ma come passaggio strutturale del suo percorso. Il dialogo con la manifattura Bitossi a Montelupo Fiorentino e quello con Poltronova ad Agliana mostrano un terreno di sperimentazione in cui materia, colore e funzione vengono ripensati fuori da ogni idea neutra dell’oggetto. È in questo
intreccio tra artigianato evoluto e industria che la mostra trova una delle sue linee più solide. Il percorso non si limita agli arredi e alle ceramiche per cui Sottsass è più riconoscibile presso il grande pubblico. Ampio spazio è dedicato anche al lavoro con Olivetti, avviato alla fine degli anni Cinquanta, quando il designer interviene sulla divisione elettronica attiva tra Pisa e Massa. Disegni, modelli, fotografie e documenti mostrano il confronto con le prime macchine elettroniche e con un’idea di industria in
cui forma, comunicazione e tecnologia concorrono alla costruzione di una nuova
immagine del lavoro.
Pianeta Fresco, Metafore e la fine del percorso
Nelle sezioni finali emergono la radicalità del tardo decennio e la tensione critica che
accompagna Sottsass verso una stagione nuova. Le pagine di ‘Pianeta Fresco, il lavoro
sulle immagini e il ciclo fotografico delle ‘Metafore’ chiudono il percorso segnando un
passaggio netto: il design non è più soltanto costruzione di oggetti, ma dispositivo di
presa di posizione contro automatismi culturali, consumismo e conformismo visivo.
La mostra si ferma prima della stagione ‘Memphis’, ma ne lascia intravedere le
premesse. “Io sono un architetto. Ettore Sottsass” è aperta a Palazzo Buontalenti, in via de’ Rossi
7 a Pistoia, dal 7 marzo al 26 luglio 2026. Gli orari indicati sono dal mercoledì alla domenica, dalle 10 alle 19, con alcune aperture straordinarie nei giorni festivi di primavera.
Marino Marini: la pittura e il progetto espositivo
A Palazzo Fabroni, Museo del Novecento di Pistoia è stato allestito fino a poco tempo fa il progetto espositivo “Marino Marini: la pittura“, a cura della Fondazione Marino Marini di Pistoia. Il progetto è stato realizzato in collaborazione tra Fondazione Marino Marini e Comune di Pistoia, con il sostegno della fondazione Caript, per riconsegnare un’immersiva e colorata selezione di opere di uno dei maggiori artisti del Novecento, affondando lo sguardo in uno dei più ricchi capitoli della produzione di Marino Marini (1901-1980), quello della pittura.
Come avvenne nell’autunno del 1987, quando erano al termine i lavori di restauro dell’ex Convento del Tau, acquisito e recuperato dal Comune di Pistoia per farne la sede permanente del Centro di Documentazione Marino Marini e ospitare la la Fondazione Marino Marini, anche stavolta si è voluto centrare anche questa rassegna sull’opera pittorica dell’artista, ricordato soprattutto per la sua attività di scultore.
I due linguaggi dell’artista
Fin dai suoi esordi, e per tutta la sua lunga carriera, Marino Marini ha affiancato la ricerca in campo scultoreo a quella pittorica. I due linguaggi hanno seguito percorsi pressoché paralleli: temi iconografici, scelte di linguaggio, soluzioni compositive sono stati declinati in modo simile nei dipinti così come nelle sculture. Simili sono state le trasformazioni stilistiche maturate attraverso i decenni; simile, in pittura come in scultura, è stata anche la capacità di lavorare sul grande formato. Attraverso un significativo numero di dipinti, il progetto permette di apprezzare la ricchezza e la varietà della ricerca pittorica mariniana, anche attraverso mirati confronti con sculture e disegni. Le opere pongono in piena luce la forza espressiva del colore di Marini, la versatilità di un segno che ora delinea finemente le curve sottili di pomone, giocolieri o di aggraziate ballerine, ora invece ritma con forza gli scatti energici di cavalli e cavalieri, fino a esplodere nella radicale dimensione del “grido”.
L’tinerario espositivo
L’ allestimento ha guidato il visitatore in un suggestivo itinerario espositivo, con opere che vanno dalla metà degli anni Venti alla metà degli anni Settanta. Focus specifici sono dedicati ad alcuni cicli iconografici: i “Cavalli e cavalieri”, le “Composizioni di elementi”, i “Gridi”, le danzatrici e i nudi femminili. Il percorso è arricchito da scorci e prospettive inedite sulla pittura di Marini, così da sottolineare il ruolo centrale che in lui ha sempre giocato il colore.
Un sistema culturale diffuso
Esiste una vera e propria mappa dei luoghi dell’arte pistoiese, intitolata I Luoghi del Contemporaneo a Pistoia. Nata con la mostra di Daniel Buren nel 2025 e oggi aggiornata, rappresenta uno strumento utile per orientare cittadini e visitatori all’interno di un patrimonio diffuso che racconta il Novecento e il presente. Il percorso attraversa il centro storico e si estende oltre i suoi confini, mettendo in relazione
musei, collezioni, installazioni ambientali e architetture d’artista. Pistoia si presenta così
come un museo diffuso, dove le opere dialogano con la storia e il paesaggio. Tra le tappe principali figurano il Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni, Palazzo de’ Rossi, la Casa-studio Fernando Melani, l’ex chiesa del Tau e la Fattoria di Celle. Le opere di artisti come Roberto Barni, Gianni Ruffi, Marino Marini, Daniel Buren e altri contribuiscono a definire un patrimonio articolato e accessibile. La mappa è disponibile online sui siti dei Musei Civici di Pistoia e di Fondazione Pistoia
Musei. Il progetto si inserisce nella Rete del Contemporaneo, un sistema museale sostenuto
dalla Regione Toscana che collega le principali realtà artistiche del territorio.


